Il collage non è superficie piatta, ma rete di relazioni. Una figura conduce a un brand, un brand a un volto, un volto a una parola, in una catena continua di associazioni.
L’occhio centrale — simbolo ricorrente — diventa metafora della sorveglianza reciproca tra spettatore e immagine. Chi guarda è guardato. 
Mostra come l’estetica del desiderio sia costruita, orchestrata, distribuita. Come l’erotismo diventi linguaggio economico. Come la libertà sia spesso confezionata.
La donna non è semplice soggetto rappresentato: è palcoscenico, spettacolo, costruzione mediatica. Il corpo femminile, reiterato in pose, sguardi, posture seduttive, diventa superficie su cui si proiettano aspirazioni, potere, consumo, identità. 
L’anno “1987” non è solo riferimento temporale: è coordinate culturali. È il momento in cui il glamour diventa globale, in cui il brand si impone come linguaggio, in cui l’immagine sostituisce progressivamente la narrazione.

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